Pubblicato il 21 marzo 2025
Domani è il giorno della Milano Sanremo, prima “classica Monumento” della stagione 2025. Delle tante corse di un giorno nel ciclismo soltanto alcune – le più importanti – possono vantare il titolo di “classica”. E fra queste, solamente cinque sono anche “Monumento”, per la loro storia e lunghezza (superano tutte i 200 km).
Per il terzo anno consecutivo, la Milano Sanremo non parte da Milano. Come sede di partenza è stata infatti confermata Pavia (sarà così anche nel 2026 e nel 2027), una città che sembra voler adottare un approccio sempre più orientato alla mobilità dolce e, quindi, alla bicicletta.
Se a ciò aggiungiamo che la Milano Torino è partita da Rho e che il Giro d’Italia non si conclude a Milano ormai dal 2021, si può credo individuare una volontà piuttosto chiara da parte dell’amministrazione locale nel non volersi assumere l’onere di ospitare eventi ciclistici. È quasi come se queste manifestazioni siano diventate, per Milano, ciò che i ciclisti sono per i suoi automobilisti: un fastidio, qualcosa a cui dedicare il minor spazio possibile.
Si partirà da Pavia, quindi, per arrivare al traguardo di via Roma a Sanremo dopo 289 km. Ciò che rende unica – e bellissima – questa corsa è il suo essere estremamente prevedibile per i primi 250 km, e poi invece sorprendente negli ultimi 30.
Nella prima parte, quella prevedibile, il gruppo attraverserà il Passo del Turchino. Non sarà certo il punto decisivo, ma è probabilmente quello con l’aneddoto più divertente, e curioso. Sì perché 40 anni fa qualcuno propose di abbatterlo, proprio nel senso di spianare un valico appenninico fino al livello del mare.
Siamo nel 1978 e “Portobello” è una delle trasmissioni più popolari. Condotta da Enzo Tortora, va in onda ogni venerdì in prima serata sulla Rete 2 (quella che adesso è Rai 2). Nella puntata del 20 gennaio di quell’anno interviene Pietro Diacono, tranviere di Milano, con una proposta particolare per liberare la Pianura Padana dalla nebbia.
Bisognava, disse, fare quello che si fa quando si vuol cambiare l’aria in una stanza: aprire due finestre, o una porta e una finestra. La porta esisteva naturalmente “tra Trieste e le Venezie”, sul Mar Adriatico; rimaneva da trovare la finestra da aprire, e Diacono la individuò proprio all’altezza del Turchino, che separa la pianura dal mare tra Piemonte e Liguria.
Aprire questa finestra a Ovest, spianare il Turchino, avrebbe favorito la circolazione dell’aria in pianura e, quindi, ridotto smog e nebbia.
La proposta era chiaramente goliardica: il Turchino è ancora al suo posto, e anche nel 2025 fa parte del percorso della Milano Sanremo.
Ancora al suo posto, però, è anche il problema che Diacono tentò di risolvere in modo così creativo, e cioè lo smog. Periodicamente, ci accorgiamo di quanto la qualità dell’aria sia terribile in tutta la pianura padana e allora iniziano a circolare mappe interattive che la individuano come una delle aree più inquinate d’Europa. Questa mappa del Guardian è del 2023, ma ancora perfettamente attuale.
Una soluzione – almeno parziale – a questo problema è proprio la bicicletta. In conclusione del report Mal’aria di città del 2025, Legambiente avanza sei proposte per provare a migliorare la qualità dell’aria: di queste, ben tre hanno a che vedere con la mobilità dolce, attiva, sostenibile.
Qualche giorno fa ero ad un evento organizzato da Rossignoli, storico negozio di biciclette a Milano, in collaborazione con l’ente del turismo irlandese, all’interno della serie di eventi della Irish week. Tra gli interventi, mi ha colpito quello del giornalista Marco Pastonesi, il quale ha sottolineato una cosa secondo me molto giusta, e cioè che il ciclismo con le sue manifestazioni sportive storiche può far da traino per il cicloturismo, e favorirlo.
Ecco, lo stesso io credo possa accadere con la mobilità attiva. Quando una città ospita la partenza di una corsa come la Milano Sanremo, il clima è di festa per tutti. Se gli appassionati si accalcano attorno ai pullman delle squadre in cerca di una foto, i curiosi ritrovano la loro città diversa dal solito. Anche se per poco, le strade chiudono al traffico. E mentre si sistemano le ultime transenne, i cartelloni per gli sponsor, bambini e adulti possono pedalare in sicurezza sulle stesse strade che percorreranno i professionisti.
Milano era la capitale italiana della bicicletta: ora, della Sei giorni, del Lombardia, della Sanremo, non è rimasto più nulla. Il comune negli ultimi anni ha, evidentemente, portato avanti progetti interessanti. Percorro tutti i giorni corso Buenos Aires, e le trasformazioni dal 2019 sono evidenti: dove prima la carreggiata era interamente dedicata alle auto, sono prima comparse corsie ciclabili segnalate con una semplice linea sull’asfalto, poi cordoli a protezione e, adesso, anche del verde a separarle ancora di più.
Molto però rimane ancora da fare. E la trasformazione verso una città ciclabile non può prescindere da una trasformazione che è anche culturale. Mi sono appassionato al ciclismo anche perché da piccolino mio padre mi portava agli arrivi del Giro d’Italia a Milano, e rimanevo affascinato da quella macchia rosa che sfrecciava velocissima in un gruppo di mille colori.
Queste giornate di festa hanno davvero il potere di accendere la fantasia, di squarciare un velo nella quotidianità e farci vedere una città libera dalle auto, con l’aria più pulita e il vociare della folla che sostituisce quello dei clacson, dei motori.
Più la Sanremo sarà lontana da Milano, più questa trasformazione sarà lenta, e complessa. E a rimetterci saremo un po’ tutti.
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