Thanks Doug. Cosa succede quando provi a eliminare piste ciclabili a Toronto

Pubblicato il 28 febbraio 2025

22, 24, 20. Sono i secondi in cui sono riuscito a sopravvivere giocando al videogioco Loser Lane, creato dall’artista canadese Marie LeBlanc Flanagan per protestare contro la decisione del premier dell’Ontario Doug Ford di rimuovere tre piste ciclabili nel centro di Toronto

Lo scorso 7 novembre, l’Assemblea Legislativa dell’Ontario – la provincia del Canada in cui si trova Toronto – fa passare un disegno di legge che impone la rimozione di tre corsie ciclabili in città e stabilisce che tutti i nuovi progetti di corsie ciclabili su strade aperte al traffico motorizzato debbano prima ottenere l’autorizzazione della stessa Assemblea.

Come se non bastasse, il Parlamento provinciale si sollevava da qualsiasi responsabilità in caso di incidente avvenuto su quelle strade dopo la rimozione di queste corsie ciclabili.

Le ragioni dietro questa decisione

Christine Hogarth è una parlamentare provinciale del Partito Progressista Conservatore dell’Ontario, che ha avanzato e approvato questa proposta. Eletta nel distretto di Etobicoke-Lakeshore, si fa portavoce delle lamentele dei cittadini riguardo alla ciclabile che lo attraversa: quella di Bloor Street. È questa corsia ciclabile che ha suscitato le polemiche maggiori, perché si tratta di una delle vie più importanti della città: la taglia perfettamente a metà, attraversandola da ovest a est.

Ecco lo street view delle due corsie ciclabili di Bloor Street. Come si può vedere scorrendo indietro con le date, sono state realizzate nel 2020.

In una pagina dedicata, sul suo sito web istituzionale, Hogarth raccoglie in cinque punti alcune delle lamentele più frequenti che ha ricevuto dal distretto. Troviamo una mamma che non riesce più ad accompagnare i figli a scuola calcio, un anonimo residente che si è visto triplicare il tempo necessario per arrivare allo studio del suo medico, ma quella su cui mi voglio soffermare è la terza:

Preoccupazioni per la sicurezza: I residenti segnalano anche episodi di mancati incidenti e situazioni pericolose. “Autisti impazienti fanno inversioni a U, prendono scorciatoie attraverso le strade dei quartieri, bloccando il flusso del traffico”, ha riferito un residente.

Una ragione, questa, che è oggettivamente insensata. Attribuire alle corsie ciclabili la causa della frustrazione e della conseguente adozione di comportamenti avventati alla guida da parte degli automobilisti è molto pericoloso. Che fine fa l’autocontrollo?

Mi sembrava utile soffermarmi su questa motivazione in particolare perché capita spesso di sentire discorsi di questo tipo anche qui in Italia. Ho il forte sospetto che sia proprio questo il meccanismo di autoassoluzione che scatta nella mente di chi mette consciamente in pericolo la vita delle persone pur di risparmiare qualche secondo.

Il videogioco impossibile per capire la Loser Lane

Un altro modo (sicuramente più produttivo) per reagire alla frustrazione è attraverso la propria creatività. È quello che ha fatto Marie LeBlanc Flanagan, artista di Toronto che crea videogiochi sperimentali e installazioni immersive per esplorare le connessioni e le relazioni tra persone. 

Ma Flanagan è, prima di tutto, una ciclista. Lo è fin da quando era piccolina e pedalava sulla sua bici personalizzata con perline attaccate ai raggi, come ha raccontato a Momentum Magazine. Quando si è diffusa la notizia della decisione dell’Assemblea, ha capito che doveva fare qualcosa. 

E allora ha creato un videogioco, che parte da un’idea molto semplice: sei in bicicletta e devi sopravvivere nella Loser Lane. Si tratta di un termine creato dalla stessa Flanagan per indicare quello spazio in cui si muovono i ciclisti quando non hanno una corsia dedicata e sicura: tra le auto parcheggiate e quelle in movimento, dovendo continuamente prestare attenzione alle portiere che si aprono all’improvviso e alle auto che ti superano senza rispettare la distanza di sicurezza. 

Il gioco è progettato per essere impossibile, non c’è modo di sopravvivere oltre qualche secondo. E te lo dice subito, prima del via: stay alive? (you won’t). Molto simpatico il messaggio che appare alla fine quando, inevitabilmente, perdi: I survived X seconds without a bike lane. Thanks Doug

Essere investiti nella Loser Lane virtuale ti permette però di fare qualcosa di molto concreto nel mondo reale, cioè firmare una petizione per proteggere le piste ciclabili di Toronto. 

Nella stessa intervista a Momentum Magazine, Flanagan ha raccontato di aver ricevuto moltissimi messaggi da ciclisti provenienti da ogni parte del Canada, ognuno con la propria storia dei rischi corsi nella Loser Lane.

Cosa succede adesso alle corsie ciclabili

Forte della mobilitazione dei tantissimi ciclisti della città, il Consiglio di Toronto ha deciso di opporsi alla decisione dell’Assemblea con una mozione che ha visto 21 voti favorevoli e soltanto 4 contrari. Soprattutto, i costi stimati per la rimozione delle corsie ciclabili ammontano a 48 milioni di dollari canadesi, e nessuno è disposto a sobbarcarsi una spesa di questo tipo. 

Toronto ha davvero un problema con il traffico. Il TomTom Traffic Index è un report annuale sulla congestione del traffico nelle principali città del mondo elaborato dall’azienda olandese che produce i dispositivi di navigazione GPS. Stando ai dati del 2024, Toronto è la quarta peggiore città del Nord America.

La posizione di Doug Ford e del Parlamento provinciale intercetta un malcontento effettivamente piuttosto diffuso a Toronto. Come riporta Kate Lunau su Toronto Life, The Old Sod, un pub su Bloor Street, ha iniziato a stampare magliette personalizzate con la scritta Fuck bike lanes, vendendone più di 300 in poco tempo, mentre una petizione che chiedeva di ripensare il progetto ha raccolto circa 14.000 firme. 

Tuttavia, ci sono altri numeri da tenere in conto, insieme ad una bella e triste tradizione della Advocacy for Respect for Cyclists (ARC), un’associazione di ciclisti della città che cerca di tutelare i diritti di chi vuole pedalare in sicurezza. 

Questa associazione di volontari, dal 2006, ogni volta che un ciclista rimane ucciso organizza una memorial bike ride per ricordare la vittima. Sul punto dell’incidente, viene installata una Ghost Bike: una bici bianca, come ricordo e avvertimento del pericolo. A quasi vent’anni di distanza dalla prima, sono oggi più di 100 le Ghost Bikes in giro per la città

Soltanto nel 2024 sono rimasti uccisi sei ciclisti

Di fronte a questi dati, il Fight for your bike lanes con cui si chiude Loser Lane è una vera e propria necessità. Prendere spunto da Marie Flanagan, dalla ARC, e unire la voce di chi vuole pedalare in sicurezza diventa assolutamente indispensabile. 

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